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Non abbandonarci alla tentazione

Da domenica 3 dicembre 2017, inizio dell’anno liturgico 2018, nella nostra parrocchia abbiamo introdotto l’uso di recitare pubblicamente il Padre Nostro in conformità con l’ultima traduzione del Vangelo promulgata dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2013.

L’unica preghiera insegnataci direttamente da Gesù, durante le messe e in generale in tutti i momenti di preghiera comune, verrà dunque recitata così (in blu le variazioni):

Padre Nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il Tuo nome,
venga il Tuo Regno,
sia fatta la Tua volontà, come in cielo, così in terra,
dacci oggi il nostro pane quotidiano,
rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori
e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male

Anche Papa Francesco ha “benedetto” questa formula:

CITTÀ DEL VATICANO –  Il testo in italiano della preghiera più nota, il ‘Padre Nostro’, potrebbe presto cambiare. A farlo intendere è lo stesso papa Francesco: “Dio che ci induce in tentazione non è una buona traduzione. Anche i francesi hanno cambiato il testo con una traduzione che dice ‘non mi lasci cadere nella tentazione’. Sono io a cadere, non è lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto, un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito”.

Speriamo che l’inevitabile periodo di “confusione” sia breve, ma, soprattutto, che la nuova versione ci faccia entrare ancor più in sintonia con Gesù su cosa chiediamo al Padre Nostro.